Asti – Grazie ad Amnesty Asti e progetto SOS donna, fa tappa sul territorio l’esposizione itinerante che dà voce alle storie vere di violenza, raccontate attraverso gli abiti che le vittime indossavano nel momento dell’abuso
Abiti comuni, un paio di jeans, un maglione rosso a collo alto, una divisa da lavoro, diventano testimoni silenziosi di una verità troppo spesso distorta: la violenza non è mai una questione di abbigliamento. La mostra itinerante "Com'eri vestita?" che punta i riflettori su uno dei pregiudizi più radicati legati alla violenza sulle donne, fa tappa sul territorio della provincia di Asti.
Nata nel 2013 negli Stati Uniti presso il Centro di educazione contro gli stupri della University of Arkansas, l'esposizione è arrivata in Italia grazie all'associazione milanese Libere Sinergie, che ne propone un adattamento al contesto socio culturale del nostro Paese. Dal suo debutto nazionale l'8 marzo 2018, la mostra ha attraversato l'Italia, con il Patrocinio del Dipartimento Pari Opportunità, della Presidenza del Consiglio dei Ministri e della Camera dei Deputati, approdando quest'anno nell'astigiano grazie alla collaborazione tra Amnesty Asti e progetto SOS donna.

La mostra trae il titolo dalla domanda "Com'eri vestita?", che le vittime di stupro troppo spesso si sentono rivolgere e dietro la quale si nasconde l'insinuazione che l'abbigliamento possa attenuare la gravità della violenza e ribaltare le responsabilità su chi l'ha subìta.
"L'obiettivo non è solo raccontare il trauma, ma trasformare lo sguardo di chi osserva, offrire un percorso visivo e narrativo di consapevolezza in grado di liberare le vittime dallo stigma della colpa e restituire loro dignità. La mostra fa parte delle iniziative a supporto della campagna IOLOCHIEDO 'Il sesso senza consenso è stupro' lanciata da Amnesty International per chiedere un adeguamento della legislazione italiana affinché riconosca chiaramente il concetto di consenso" - racconta Simona Franzino referente Amnesty Asti.
Attraverso l'installazione di 17 storie si ricostruiscono testimonianze reali che mettono in mostra, accanto al racconto della vittima, gli abiti che indossava al momento della violenza. Parole brevi, frammenti di vita che trasformano gli abiti da oggetti inanimati in grido di umanità. Un progetto dal forte impatto, che punta a scardinare i preconcetti che colpevolizzano chi subisce violenza.
Com'eri vestita? non è solo un'esposizione è un invito a guardare oltre i preconcetti, a spostare l'attenzione dalla vittima all'autore della violenza, e a riflettere su quanto ancora la nostra cultura sia condizionata da narrazioni che colpevolizzano chi subisce.

La mostra è stata ospitata nel mese di febbraio a Villafranca d'Asti e ha fatto tappa presso la hall principale dell'ospedale Cardinal Massaia di Asti, fino al 22 marzo, grazie alla collaborazione dell'ASL AT. All'inaugurazione erano presenti: Giovanni Gorgoni, direttore generale ASL AT, Simona Franzino, responsabile del Gruppo Amnesty International Asti, Sara Satragni ispettore della Questura di Asti, Loretta Bologna Assessore all'Istruzione Comune di Asti, Laura Nosenzo, ideatrice del progetto SOS donna, Francesco Marzo presidente del CSVAA.

Il viaggio della mostra non ferma, per conoscere le prossime tappe è possibile consultare il sito di Libere Sinergie
Per conoscere i progetti di Amnesty Asti: amnesty.asti@gmail.com
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