Newsletter numero 34 del 27 giugno 2018

NOVITÀ PER GLI ACQUISTI DI CARBURANTI IN VIGORE DA LUGLIO 2018

In base a quanto stabilito dalla Legge di Bilancio 2018, dal 1° luglio 2018 i distributori saranno obbligati ad emettere la fattura elettronica per la vendita di carburanti (benzina e gasolio) destinati ai veicoli a motore con la contestuale abolizione della scheda rifornimenti. A questo proposito, però, nei prossimi giorni dovrebbe essere emanato un decreto che prevedrà la proroga della fatturazione elettronica carburante al 1° gennaio 2019.

 

I titolari di partita Iva dovranno documentare gli acquisti di carburanti con la fattura elettronica per poter dedurre i costi e detrarre l’Iva, utilizzando particolari mezzi di pagamento individuati direttamente dalla legge o rimessi alla determinazione dell’Agenzia delle Entrate che ha provveduto con il Provvedimento n. 73203 del 04.04.2018.

 

In conseguenza dell’introduzione della fattura elettronica, dal 1° luglio 2018 (salvo proroga al 1° gennaio 2019) è abolita la scheda carburante di cui al D.P.R. 444/1997.

 

Sono deducibili del costo e detraibili dell’Iva i pagamenti effettuati dal soggetto passivo in via mediata, ma sono riconducibili, secondo una catena ininterrotta di corresponsioni con strumenti tracciabili, al soggetto delegante.

 

E’ il caso, per esempio, del rifornimento di benzina di un’autovettura aziendale che il dipendente effettua presso un distributore stradale durante una trasferta di lavoro: se il pagamento avviene con carta di credito/debito/prepagata del dipendente, ovvero altro strumento “qualificato” allo stesso riconducibile, e il relativo rimborso operato dalle aziende è disposto mediante modalità tracciabili (es. tramite bonifico bancario unitamente alla retribuzione), non vi è dubbio che la riferibilità della spesa al datore di lavoro ne consente la deducibilità.

 

Da tale data, inoltre viene previsto l’esonero dall’obbligo di certificazione per le cessioni di carburanti e lubrificanti per autotrazione nei confronti di clienti che acquistano al di fuori dell’esercizio di impresa, arte e professione (soggetti non passivi iva).

 

TRACCIABILITA’ DEI PAGAMENTI PER LE RETRIBUZIONI E I COMPENSI

 

Dal 1° luglio 2018 scatta il divieto di pagare le retribuzioni per mezzo di denaro contante.

Il divieto, previsto dall’articolo 1, c. 910 – 914 della legge L. 205/2017 vincola i datori di lavoro o committenti a dover corrispondere ai lavoratori la retribuzione e ogni suo anticipo attraverso una banca o un ufficio postale con uno dei seguenti mezzi:

 

• Bonifico sul conto identificato da codice Iban indicato dal lavoratore;

• Strumenti di pagamento elettronico (dovrebbe trattarsi di tutte le forme che utilizzano sistemi informatici);

• Emissione di un assegno, consegnato direttamente al lavoratore o, in caso di suo comprovato impedimento, a un suo delegato.

 

L’impedimento s’intende comprovato quando il delegato a ricevere il pagamento è il coniuge, il convivente o un familiare, in linea retta o collaterale del lavoratore, purché di età non inferiore a 16 anni.

 

La corresponsione dello stipendio in contanti rimane possibile ma soltanto se il pagamento avviene presso lo sportello bancario o postale dove il datore di lavoro abbia aperto un conto corrente di tesoreria con mandato di pagamento. Non è prevista una soglia minima retributiva oltre la quale ha effetto il divieto, né la possibilità di frazionare la retribuzione in pagamenti in contanti infra-mensili.

 

Rientrano tra i rapporti oggetto dello stop al contante anche quelli originati da contratti di collaborazione coordinata e continuativa e dai contratti di lavoro instaurati in qualsiasi forma dalle cooperative con i propri soci, in base alla legge 142/2001. Sono interessate pertanto anche le associazioni che ricorrono a personale retribuito con tali forme contrattuali (es. per personale di segreteria, autisti, ecc.)

 

La firma apposta dal lavoratore sulla busta paga non costituisce prova dell’avvenuto pagamento della retribuzione.

 

Si ritiene che il suddetto obbligo si estenda anche agli anticipi di cassa corrisposti al lavoratore, ad esempio in occasione di una trasferta.

 

L’obbligo di tracciabilità delle retribuzioni non si applica:

 

• Ai rapporti di lavoro instaurati con le PA (articolo 1, comma 2 del Dlgs 165/2001);

• Ai rapporti di lavoro domestico che rientrano nell’ambito di applicazione dei contratti collettivi nazionali per gli addetti a servizi familiari e domestici.

 

Come evidenziato dall’INL nella Nota n 4538, sono esclusi dall’ambito applicativo della disposizione in esame i compensi da borse di studio, tirocini, rapporti di lavoro autonomo occasionale.

 

La mancata osservanza dell’obbligo della tracciabilità comporta il pagamento di una sanzione amministrativa da 1.000 a 5.000 euro.

 

 

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