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Decreti "Rilancio", "Cura Italia" e "Liquidità": cosa cambia per gli ETS

Decreto Rilancio, i vantaggi fiscali per il Terzo Settore

 

Pubblichiamo un articolo di Francesca Colecchia, da "Cantiere Terzo Settore" (www.cantiereterzosettore.it), sulle principali agevolazioni contenute nel provvedimento di maggio. 

 

È stato pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'attesissimo "decreto aprile", divenuto maggio, diventato rilancio (Dl 34/2020). Al suo interno molteplici interventi di sostegno a famiglie, imprese ma anche enti del terzo settore. Ci soffermiamo qui solo sugli aspetti fiscali. Altre agevolazioni sono previste in termini di accesso a fondi, sostegno ai lavoratori, valorizzazione della coprogettazione fino ad arrivare all'alleggerimento delle spese per l'energia elettrica.

 

La prima agevolazione di rilievo è quella in materia di Irap (art. 24), imposta che scontano anche gli enti non commerciali privi di partita iva nel momento in cui presentano alcune tipologie di collaboratori retribuiti, non beneficiando di cuneo fiscale. Secondo il decreto Rilancio, non è dovuto il versamento del saldo Irap, relativo al periodo di imposta in corso al 31 dicembre 2019, né la prima rata dell'acconto relativo al periodo di imposta successivo a quello in corso al 31 dicembre 2019. Non si tratta di una sospensione dal versamento ma di un azzeramento dell'imposta da versare.

 

Vengono inoltre introdotte alcune agevolazioni in termini di credito di imposta relativamente a:

  • canoni di locazione degli immobili a uso non abitativo, affitto d'azienda (art. 28). Il credito d'imposta - pari al 60% del canone versato per i mesi di marzo, aprile e maggio in relazione ad immobili destinati allo svolgimento dell'attività istituzionale a prescindere dalla categoria catastale - spetta anche agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti. Se si tratta di soggetti che svolgono una attività economica, il credito d'imposta spetta a condizione che abbiano subito una diminuzione del fatturato o dei corrispettivi. Il credito d'imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo di sostenimento della spesa o in compensazione se il canone è stato già pagato;
  • spese sostenute per l'adeguamento degli ambienti di lavoro (art. 120). Agevolazione estesa alle associazioni, alle fondazioni e agli altri enti privati, compresi gli enti del terzo settore. Si tratta di un credito d'imposta in misura pari al 60% delle spese sostenute nel 2020, per un massimo di 80.000 euro, in relazione agli interventi necessari per far rispettare le prescrizioni sanitarie e le misure di contenimento contro la diffusione del Covid-19. Questo credito di imposta è cumulabile con altre agevolazioni per le medesime spese, comunque nel limite dei costi sostenuti, ed è utilizzabile nel 2021 esclusivamente in compensazione;
  • spese sostenute nel 2020 per la sanificazione degli ambienti e degli strumenti utilizzati, nonché per l'acquisto di dispositivi di protezione individuale (es: mascherine, guanti, visiere e occhiali protettivi, tute di protezione e calzari) e di altri dispositivi atti a garantire la salute dei lavoratori e degli utenti (es: termoscanner, barriere e pannelli protettivi, incluse le eventuali spese di installazione). Il credito di imposta (art.125) è concesso anche agli enti non commerciali, compresi gli enti del terzo settore e gli enti religiosi civilmente riconosciuti, nella misura del 60 % delle spese sostenute nel 2020 e fino ad un massimo di 000 euro di spesa. Il credito d'imposta è utilizzabile nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta di sostenimento della spesa ovvero in compensazione. Criteri e modalità di applicazione e di fruizione del credito d'imposta saranno definiti da un apposito provvedimento dell'Agenzia delle Entrate.

 

Con il dl rilancio sono stati inoltre modificati l'art.61 del Cura Italia (art. 127) e l'art. 18 del decreto Liquidità (art. 126) relativi alla sospensione dei versamenti. La prima novità è che tutti i versamenti indicati nelle citate disposizioni sono rinviati al 16 settembre, rateizzabili fino a un massimo di quattro rate mensili di pari importo, con il versamento della prima rata entro il 16 settembre.

 

La seconda è che per le sole organizzazioni sportive (federazioni sportive nazionali, enti di promozione sportiva, associazioni e società sportive professionistiche e dilettantistiche), la sospensione riguarda i versamenti che sono chiamate ad effettuare entro fine giugno. Per un approfondimento, si rinvia alla lettura di "Emergenza coronavirus e non profit: quando si versano tributi e contributi".

 

Non sono invece state inserite proroghe per i versamenti Ires ed Irap relativi alle dichiarazioni in scadenza il prossimo mese di giugno. Ci si interroga in merito alla possibilità di ritenere tale scadenza prorogata in virtù della proroga concessa (ex art. 35 Dl "Cura Italia") a tutti gli enti non commerciali nell'approvare il bilancio. L'articolo 17 del DPR 435/2001 prevede infatti che i contribuenti che "in base a disposizioni di legge approvano il bilancio oltre il termine di quattro mesi dalla chiusura dell'esercizio, versano il saldo dovuto in base alla dichiarazione relativa all'imposta sul reddito delle persone giuridiche ed a quella dell'imposta regionale sulle attività produttive entro l'ultimo giorno del mese successivo a quello di approvazione del bilancio". L'associazione che approva pertanto il bilancio entro il 31 ottobre, potrebbe versare il saldo Ires e Irap entro il 30 novembre 2020.

 

Cinque per mille, estese le proroghe previste dal Cura Italia

 

Il Ministero apre alla possibilità di utilizzare le risorse erogate nel 2019 e di rendicontarle entro 18 mesi. Possibile reindirizzare i fondi per rispondere alle nuove emergenze dettate dalle misure per il contagio da Covid 19, ma solo se previsto dallo statuto.

Pubblichiamo un articolo in merito di Lara Esposito, presente su "Cantiere Terzo Settore" (www.cantiereterzosettore.it)

 

Più tempo per utilizzare le risorse del 5 per mille antecedenti al 2017 e per rendicontarle. Lo ha stabilito la Direzione generale del terzo settore e della responsabilità sociale delle imprese del Ministero del Lavoro e delle Politiche sociali nella nota n. 4344 inviata a Forum Nazionale del Terzo Settore e CSVnet il 19 maggio 2020. Le indicazioni rispondono a specifici quesiti posti alla direzione a seguito delle misure di contenimento dell'emergenza epidemiologica da Covid-19 che stanno incidendo in modo importante sulle attività delle organizzazioni non profit. Possibile anche utilizzare le risorse per fronteggiare nuovi bisogni ma solo se previsto dallo statuto.

 

Più tempo per lo svolgimento delle attività e la loro rendicontazione
La proroga prevista dalla legge di conversione del decreto "Cura Italia" per le risorse del 5 per mille relative al 2017 vale anche per quelle relative agli anni precedenti, a condizione che siano state erogate - secondo il criterio di cassa - nel 2019 e per le quali la scadenza del termine di utilizzo non sia precedente al 31 gennaio 2010, data iniziale dell'emergenza dichiarata con la delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020. Anche in questo caso, quindi, sarà possibile svolgere le attività correlate ai fondi del cinque per mille entro il 31 ottobre 2020 e rendicontarli entro 18 mesi dalla loro erogazione. Le indicazioni valgono per organizzazioni di volontariato (Odv), associazioni di promozione sociale (Aps) e Onlus. La nota ribadisce inoltre che gli enti destinatari del contributo del 5 per mille possono accantonare le somme ricevute per progetti pluriennali, indicandole nel rendiconto e portandole a rendicontazione anche in annualità successive.

Come si legge nella nota, inoltre, "dal nuovo termine così prorogato decorrono altresì i 30 giorni previsti dall'articolo 12, comma 3 del citato D.P.C.M. 23.04.2010 entro i quali i soggetti destinatari di importi pari o superiori a 20.000 euro sono tenuti ad adempiere all'obbligo di trasmissione del rendiconto".

 

Possibile destinare i fondi alle nuove emergenze
La nuova situazione cambia le esigenze delle comunità in cui operano gli enti del terzo settore. Su questo la Direzione generale apre alla possibilità di utilizzare le risorse per rispondere all'emergenza ma ribadisce che saranno considerate ammissibili le spese sostenute solo nel caso in cui rientrino nell'oggetto sociale e siano coerenti con gli statuti degli enti stessi.

 

Gli enti non profit nella Fase 2: la parola d'ordine è prudenza

 

Il nuovo Dpcm 26 aprile 2020 ha aperto, da lunedì 4 maggio, la cosiddetta "Fase 2" dell'emergenza Covid-19 (o Coronavirus). Una fase, definita dal premier Conte nella sua informativa alle Camere dello scorso 30 aprile, "di convivenza" con il virus, e che dovrà quindi ancora essere caratterizzata da forte prudenza e da un uguale senso di responsabilità a quello mostrato nella prima fase, al fine di tutelare la salute di tutti gli individui. Come si legge in un articolo del Cantiere terzo settore, il nuovo Decreto, che produrrà i suoi effetti dal 4 al 17 maggio, non detta nello specifico disposizioni nei confronti dei volontari ma contiene misure ed indicazioni che si applicano anche ai volontari e agli enti non profit in generale.

 

Le attività di volontariato
Nella "Fase 2" continuano anzitutto a poter essere svolte le attività di volontariato che erano state individuate nella "Fase 1" sulla base delle Faq governative e della Circolare del Ministero del Lavoro n. 1 del 27 marzo 2020: ci si riferisce in particolare a quelle attività svolte nell'ambito dei servizi sociali per soddisfare esigenze primarie di soggetti fragili e in condizione di bisogno (ad esempio anziani, disabili, persone senza fissa dimora).

 

Vi rientrano nello specifico i servizi di distribuzione alimentare o di consegna farmaci a domicilio per anziani o disabili senza assistenza, o i servizi di disbrigo di pratiche amministrative (quali il pagamento di bollette). Per una panoramica degli altri ambiti in cui è ammessa l'attività del volontario si rinvia alla lettura di "Servizi sociali e volontariato: il punto dopo gli ultimi interventi normativi".

 

Un'apertura rispetto alla fase precedente è la possibilità per i minori e le persone non completamente autosufficienti di svolgere attività sportiva o motoria all'aperto con la presenza di un accompagnatore (art.1, lett. f), il quale può essere anche un volontario (o anche un dipendente di un ente del terzo settore). È infine ripresa la raccomandazione ad alcune categorie di persone di evitare di uscire dalla propria abitazione fuori dai casi di stretta necessità: tale "monito" deve essere valutato con particolare attenzione per le persone che hanno più di 65 anni, oppure sofferenti di più patologie o immunodepressi.

 

Le regole da seguire per i volontari
Nello svolgimento delle attività richiamate al paragrafo precedente è ovviamente necessario che i volontari rispettino la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro, utilizzino le mascherine e gli altri dispositivi di protezione individuale (Dpi) e rispettino le accortezze igienico-sanitarie previste nell'allegato 4 del Decreto.

 

Negli spostamenti è necessario avere con sé il modulo di autocertificazione, indicando come motivazione lo "stato di necessità" e descrivendo l'attività svolta nell'apposito spazio. Qualora il volontario faccia parte di un'organizzazione, è importante che essa gli rilasci un'attestazione che certifichi la sua qualifica di volontario.

 

Il consiglio per i volontari che vogliono mettersi a disposizione negli ambiti sin qui menzionati è comunque sempre quello di non muoversi in forma singola ma per il tramite di organizzazioni strutturate, e comunque raccordando la propria azione con gli enti pubblici territoriali di riferimento (in particolare i Comuni).

 

Le attività delle organizzazioni non profit: il codice Ateco n.94
Spostando l'obiettivo dall'attività dei singoli volontari a quella degli enti, la più importante novità del dpcm del 26 aprile è il fatto che nell'allegato 3 compare fra i codici Ateco il n.94, che riguarda le "attività di organizzazioni associative". A dire il vero tale Codice compariva anche negli elenchi dei precedenti Dpcm ma era accompagnato dalla descrizione "attività di organizzazioni economiche, di datori di lavoro e professionali", che si riferisce invece al Codice 94.1.

 

Tale errore non vi è più e ad oggi potrebbero quindi, in teoria, ripartire le attività di moltissimi enti non profit caratterizzati da quel particolare codice: si tratta di enti associativi che in alcuni casi hanno personale dipendente o comunque retribuito, ma che nella maggior parte dei casi si avvalgono di volontari.

 

Il Dpcm è però molto chiaro nel raccomandare in più punti ancora l'utilizzo del lavoro agile e a distanza, ed è altrettanto chiaro nel ribadire come l'eventuale ripartenza delle attività possa avvenire solamente in presenza di condizioni che assicurino ai lavoratori adeguati livelli di protezione.

 

Quanto detto vale anche per gli enti che si avvalgono in tutto o in parte di volontari, che dovranno quindi ponderare con estrema attenzione l'eventuale ripresa delle attività, la quale dovrà avvenire nel rispetto dei protocolli condivisi (in particolare di quello contenuto all'Allegato 6 del Decreto) e mettendo in atto tutte le misure e gli adempimenti necessari richiesti dalla normativa in materia di sicurezza. Nel caso in cui un lavoratore o un volontario contraesse il Covid-19 durante l'attività, e l'ente non avesse correttamente posto in essere tutto quanto dovuto in termini di prevenzione e protezione, in capo ad esso si configurerebbe una responsabilità di tipo penale.

 

Qualora l'ente, valutati i rischi e adottate tutte le misure dovute, decidesse di riprendere l'attività, gli spostamenti dei volontari saranno giustificati in base a "comprovate esigenze lavorative"; l'organizzazione dovrà inoltre rilasciare una dichiarazione indicante la ripresa dell'attività ai sensi dell'Allegato 3 del DPCM e l'appartenenza del volontario all'ente.

 

La ripresa dell'attività dei centri diurni per disabili
Altra novità di rilievo, prevista dall'art.8 del Dpcm, è la riapertura dei centri diurni rivolti a persone con disabilità, la quale viene però subordinata all'emanazione di piani territoriali adottati dalle Regioni.

 

Gli enti e le associazioni che operano, anche avvelandosi di volontari, in tale ambito possono quindi ripartire con le loro attività, rispettando ovviamente tutti gli specifici protocolli sanitari e adempimenti legati alla sicurezza volti a prevenire il contagio e a tutelare la salute degli utenti e degli operatori.

 

Le attività che rimangono sospese
Nonostante una certa "riapertura", che come detto caratterizza la "Fase 2", rimane ancora il generale divieto di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati. Da ciò discende la (logica) perdurante sospensione di alcune attività che possono riguardano il mondo del volontariato e in generale degli enti non profit, ed in particolare:

  • di manifestazioni organizzate, di eventi e di spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, compresi quelli di carattere culturale, ludico, sportivo, religioso e fieristico, svolti in ogni luogo, sia pubblico sia privato;
  • di attività ludiche o ricreative all'aperto;
  • di eventi e competizioni sportive di ogni ordine e disciplina, in luoghi pubblici o privati, e degli allenamenti collettivi, così come sono sospese le attività di palestre, centri sportivi, piscine, centri natatori, centri benessere, centri termali (fatta eccezione per l'erogazione delle prestazioni rientranti nei livelli essenziali di assistenza), centri culturali, centri sociali, centri ricreativi;
  • dei servizi di apertura al pubblico dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura;
  • dei servizi educativi per l'infanzia;
  • di ogni attività convegnistica o congressuale, fra le quali possono ricomprendersi anche le riunioni degli organi sociali.
  • dell'apertura dei musei e degli altri istituti e luoghi della cultura.

 

Articolo di Daniele Erler - "Cantiere Terzo Settore"

 

Riunioni non profit: cosa cambia dopo la conversione del "Cura Italia"

 

Articolo di Daniele Erler - Cantiere Terzo Settore (www.cantiereterzosettore.it)

 

Il nuovo testo del Decreto legge 18/2020 (cosiddetto "Cura Italia") ha, da un lato, uniformato la data del 31 ottobre 2020 come termine entro il quale tutti gli enti non profit (e quindi non solo organizzazioni di volontariato, associazioni di promozione sociale e Onlus, come previsto nel testo originario) possono approvare il bilancio; dall'altro, ha esteso le disposizioni previste dall'art.106 per le società alle associazioni e fondazioni, con eccezione di Odv, Aps ed Onlus, generando in tal modo una confusione di cui francamente non si sentiva il bisogno.

 

Dopo aver affrontato il tema alcune settimane fa ("Non profit: le riunioni degli organi sociali ai tempi del coronavirus"), un articolo del Cantiere terzo settore prova a fare chiarezza anzitutto sulla possibilità di convocare gli organi sociali in questo periodo, oltre che analizzare più nello specifico la situazione per Odv, Aps ed Onlus da una parte, e per tutti gli altri enti non profit dall'altra.

 

Il (perdurante) divieto di riunire in presenza gli organi sociali
Va subito ribadito che il nuovo DPCM 26 aprile 2020, in continuità con i precedenti, ha anzitutto confermato il divieto di ogni forma di assembramento di persone in luoghi pubblici e privati (art.1, c.1, lett. d), così come la sospensione delle manifestazioni organizzate, degli eventi e degli spettacoli di qualsiasi natura con la presenza di pubblico, svolti in luogo pubblico o privato (art.1, c.1, lett. i). È stata inoltre differita almeno fino al 17 maggio (termine di efficacia del Decreto) ogni altra attività convegnistica o congressuale (art.1, c.1, lett. s).

 

Da tali disposizioni è evidente come ad oggi gli enti non profit non possano riunire gli organi sociali (assemblea, consiglio direttivo o di amministrazione, organo di controllo, altri organi) nella modalità consueta, quella cioè che prevede la partecipazione fisica degli individui.

 

Tale divieto, che ha come base una causa di forza maggiore, vale quantomeno sino al 17 maggio, termine di efficacia del DPCM 26 aprile 2020, salvo ulteriori proroghe, le quali sembrano comunque più che probabili.

 

La possibilità di riunire gli organi sociali in videoconferenza
Il Decreto "Cura Italia" ha previsto (all'art.73, c.4) per le associazioni (sia riconosciute che non riconosciute) e le fondazioni la facoltà di riunire gli organi sociali in videoconferenza, anche qualora tale modalità non sia espressamente contemplata nello statuto: e ciò è possibile fino al 31 luglio 2020 (termine dello stato di emergenza dichiarato dal Governo, salvo ulteriori proroghe). Gli enti che invece hanno disciplinato nel proprio statuto tale modalità di riunione la potranno ovviamente utilizzare anche dopo il termine del 31 luglio.

 

Tale disposizione si applica quindi a tutti gli enti non profit, indipendentemente dal fatto che essi siano anche enti del Terzo settore (e quindi, ad oggi, Odv, Aps ed Onlus); anche se letteralmente si fa riferimento solo ad associazioni e fondazioni, sembra che la disposizione si possa estendere per interpretazione analogica anche ai comitati.

 

Affinché una riunione in videoconferenza sia valida, devono essere fissati in anticipo criteri di trasparenza e di tracciabilità, al fine di:

 

  • rendere noti a tutti i partecipanti i diversi punti all'ordine del giorno della riunione, mettendo a disposizione la relativa documentazione;
  • permettere al presidente dell'organo di accertare la regolarità della costituzione della riunione, identificando in modo certo i partecipanti, oltre che di regolare lo svolgimento dell'adunanza e di constatare i risultati delle votazioni;
  • permettere ad ogni partecipante di poter seguire in modo adeguato la discussione, intervenire in tempo reale alla trattazione degli argomenti e alla votazione (principio di simultaneità);
  • informare i partecipanti dello strumento scelto per realizzare la riunione in videoconferenza (ad esempio skype, hangout, zoom, ecc.), e delle modalità con cui potervi accedere.

 

Tutte queste informazioni devono essere rese note in modo dettagliato nella convocazione dell'organo, al fine di consentire la partecipazione effettiva di tutti i componenti. Una volta riunito l'organo, dovranno ovviamente essere rispettati gli ordinari quorum costitutivi e deliberativi previsti dallo statuto.

 

La riunione in videoconferenza è sicuramente una possibilità importante che il legislatore ha ammesso per gli enti non profit che ad oggi non la contemplano nel loro statuto (e la cui previsione appare più che opportuno inserire in occasione del prossimo adeguamento o modifica statutaria), ma è necessario che tali riunioni avvengano nel massimo rispetto dei criteri di trasparenza e tracciabilità previsti dalla legge. Qualora ciò non sia possibile gli enti non profit sono legittimati, a nostro giudizio per una causa di forza maggiore sulla base del DPCM 26 aprile 2020 (e di quelli, eventualmente, successivi), a rinviare la riunione in presenza a data da destinarsi, aspettando la fine della situazione emergenziale: ciò al fine di tutelare il fondamentale diritto ad un'effettiva ed informata partecipazione dei consociati.

 

Qualora un ente non profit opti per il rinvio della riunione di un organo sociale (ad esempio dell'assemblea), dovrà ovviamente informarne tutti componenti, giustificando il mancato utilizzo della videoconferenza con ragioni di difficoltà (tecniche o di altro tipo), tali da non poter garantire una piena partecipazione degli intervenuti.

 

Le modifiche apportate dalla Legge di conversione del "Cura Italia"
Il testo definitivo del "Cura Italia" ha esteso il termine di approvazione dei bilanci al 31 ottobre 2020 per tutti gli enti non profit (associazioni, fondazioni e comitati) e in generale a tutti gli enti non commerciali; il testo precedente prevedeva tale proroga solo per le Odv, le Aps e le Onlus.

 

Qualora tali soggetti siano tenuti, per legge o per statuto, ad approvare il bilancio di esercizio (ed, eventualmente, anche il bilancio sociale) entro il periodo che va dal 1° febbraio al 31 luglio 2020, possono derogare a tali disposizioni, posticipando l'approvazione del bilancio fino al 31 ottobre 2020.

 

A tale positiva estensione se ne è aggiunta un'altra, di segno opposto: il nuovo comma 8-bis dell'art.106 del Decreto ha disposto l'applicazione delle disposizioni in esso contenute, relative allo svolgimento delle assemblee delle società, ad associazioni e fondazioni con l'espressa eccezione di Odv, Aps ed Onlus. Anche qui, come in precedenza, la disposizione sembra potersi applicare per analogia anche ai comitati.

 

Fra tali disposizioni vi è la possibilità di convocare l'assemblea ordinaria entro 180 giorni (anziché 120) dalla chiusura dell'esercizio sociale (cioè il 29 giugno, per i molti enti che hanno l'esercizio coincidente con l'anno solare) per deliberare in merito all'approvazione del bilancio: a nostro avviso, il richiamo che l'art.106, c.1 del "Cura Italia" opera agli articoli 2364, c.2 e 2478-bis del Codice civile riguarda infatti solo l'approvazione del bilancio e non anche altre delibere dell'assemblea ordinaria.

 

Se questo è vero, tale disposizione appare avere un significato pratico pressoché nullo visto che, come detto in precedenza, l'art.35, c.3-ter del nuovo "Cura Italia" ha disposto la proroga per l'approvazione del bilancio per tutti gli enti non profit al 31 ottobre 2020, quindi ben più in là del 29 giugno.

 

Per effetto dell'estensione prevista dall'art.106, c.8-bis alla normativa sulle società, gli enti non profit (diversi da Odv, Aps ed Onlus) hanno comunque la facoltà di utilizzare nelle assemblee (sia ordinarie che straordinarie) tenute in forma telematica (possibili anche qualora non siano previste nello statuto e, in tal caso, convocabili entro il 31 luglio 2020) strumenti più ampi rispetto a quelli previsti dall'art.73, c.4 del Decreto (che si applica anche ad Odv, Aps ed Onlus), quali il voto elettronico o per corrispondenza, oppure il voto tramite consultazione scritta o per consenso espresso per iscritto.

 

L'aggiunta del comma 8-bis all'art.106 rappresenta probabilmente una svista del legislatore dovuta alla difficoltà di coordinare i moltissimi emendamenti presentati al testo del Decreto; nondimeno, la differenza di trattamento che comunque ne risulta fra gli enti non profit in generale, da un lato, e Odv, Aps ed Onlus dall'altro, appare senz'altro ingiustificata e priva di fondamento. Sarebbe quindi opportuno, qualora possibile, sopprimere tale disposizione oppure estenderne la portata anche ad Odv, Aps ed Onlus.

 

La situazione per Odv, Aps ed Onlus
Proviamo a delineare il quadro che risulta dalla nuova normativa, partendo dalle Odv, Aps ed Onlus, e chiarendo su quali basi normative sia possibile rinviare le riunioni in presenza degli organi sociali (in particolare dell'assemblea), in relazione ai diversi adempimenti in scadenza in questo periodo.

 

Per quanto riguarda l'approvazione dei bilanci (di esercizio e/o sociale), il cui termine per legge o per statuto cade nel periodo 1° febbraio-31 luglio 2020, l'assemblea in presenza può come detto essere rinviata a data da destinarsi per causa di forza maggiore sulla base del DPCM 26 aprile 2020 (e di quelli, eventualmente, successivi) e contando sul fatto che l'art.35, c.3 del Decreto "Cura Italia" ne sposta comunque il termine per l'approvazione fino al 31 ottobre 2020.

 

Per quanto riguarda le altre delibere di competenza dell'organo assembleare in scadenza in questo periodo (quale potrebbe essere, ad esempio, l'elezione degli organi sociali), le riunioni in presenza sono rinviate sempre per causa di forza maggiore sulla base del DPCM 26 aprile 2020 (e di quelli, eventualmente, successivi) a data da destinarsi, fino alla fine della situazione emergenziale. Per tali adempimenti non è stato però posto un termine "finale", come è stato fatto invece per i bilanci: sembra quindi che l'ente dovrà convocare l'assemblea senza ritardo una volta conclusa la situazione di emergenza.

 

Si ricorda che Odv, Aps ed Onlus sono chiamate a modificare i loro statuti per adeguarsi alla Riforma del Terzo settore: in tal senso, il "Cura Italia" ha prorogato al 31 ottobre 2020 il termine per effettuare tale modifica con la procedura semplificata (utilizzando cioè le maggioranze previste per l'assemblea ordinaria).

 

Le Odv, le Aps e le Onlus hanno come visto la facoltà (ex art.73, c.4 del Decreto "Cura Italia") di riunirsi in videoconferenza (anche qualora lo statuto non preveda tale modalità e, in tal caso, fino al 31 luglio 2020), nel rispetto dei criteri di trasparenza e tracciabilità analizzati in precedenza.

La situazione per gli altri enti non profit
Agli altri enti non profit si applicano disposizioni in parte uguali e in parte diverse rispetto ad Odv, Aps ed Onlus.

 

Per l'approvazione dei bilanci in scadenza al 31 luglio 2020, il termine del 31 ottobre 2020 è stato esteso a tutti gli enti non profit (associazioni, fondazioni, comitati) e in generale a tutti gli enti non commerciali: tutti questi possono quindi rinviare l'assemblea in presenza per causa di forza maggiore sulla base del DPCM 26 aprile 2020 (e di quelli, eventualmente, successivi), avendo l'ulteriore base normativa del nuovo art.35, c.3-ter del Decreto "Cura Italia".

 

Per quanto riguarda le altre delibere assembleari in scadenza in questo periodo (quali, ad esempio, l'elezione degli organi sociali), le riunioni in presenza sono rinviate sempre per causa di forza maggiore sulla base del DPCM 26 aprile 2020 (e di quelli, eventualmente, successivi) a data da destinarsi. Non è stato posto un termine "finale" per l'assunzione di tali delibere: se ne ricava che l'ente dovrà convocare l'assemblea senza ritardo una volta conclusa la situazione di emergenza.

 

Gli enti non profit hanno anch'essi come visto la possibilità (ex art.73, c.4 del Decreto "Cura Italia") di riunirsi in videoconferenza (anche qualora lo statuto non preveda tale modalità e, in tal caso, fino al 31 luglio 2020), nel rispetto dei criteri di trasparenza ed accessibilità; hanno inoltre la facoltà di utilizzare nelle riunioni telematiche strumenti più ampi rispetto a quelli previsti per le Odv, le Aps e le Onlus, quali il voto elettronico o per corrispondenza, oppure il voto tramite consultazione scritta o per consenso espresso per iscritto (art.106, c.8-bis).

Tabella riepilogativa - Riunioni organi sociali: 

 

 

 

Il decreto "Cura Italia" è stato convertito in legge: analisi delle disposizioni

 

La Legge 27/2020, pubblicata il 29 aprile u.s. in Gazzetta Ufficiale, ha reso definitive le misure disposte dal Decreto legge 18/2020 (cosiddetto "Cura Italia"). Un primo approfondimento del Decreto era stato proposto su "Cantiere Terzo Settore" nell'articolo di Daniele Erler "Decreto Cura Italia: ecco le novità per il terzo settore".

Di seguito l'analisi delle disposizioni modificate, da parte ancora di Daniele Erler.

 

Approvazione del bilancio, esteso il termine per tutti gli enti non profit (art.35, c.3-ter)

La modifica più rilevante riguarda l'estensione del termine di approvazione dei bilanci al 31 ottobre 2020 per tutti gli enti non profit, e non solo per le organizzazioni di volontariato (Odv), le associazioni di promozione sociale (Aps) e le Onlus, come previsto nel testo originario.

Con l'aggiunta del comma 3-ter all'art.35, la proroga si applica di fatto a tutte le associazioni, riconosciute e non riconosciute, alle fondazioni e a i comitati disciplinati dal Titolo II del Libro I del Codice civile, nonché a tutti gli enti non commerciali (art.73, c.1, lett. c) del DPR 917/1986).

Qualora tali soggetti siano tenuti, per legge o per statuto, ad approvare il proprio bilancio di esercizio entro il periodo che va dal 1° febbraio al 31 luglio 2020 (il periodo di durata dello stato di emergenza dichiarato dal Governo), possono derogare a tali disposizioni, posticipando l'approvazione del bilancio fino al 31 ottobre 2020. La proroga in questione sembra legittimare tutti gli enti non profit a posticipare fino al termine indicato la convocazione in presenza degli organi sociali deputati all'approvazione del bilancio (qualora la sua approvazione cada nel periodo 1° febbraio-31 luglio 2020), e ciò al fine di tutelare il diritto ad un'effettiva ed informata partecipazione dei consociati.

In relazione alla possibilità di riunire gli organi sociali in questo periodo, si ricorda che sempre il Decreto "Cura Italia" ha previsto (all'art.73, c.4, che non è stato sostanzialmente modificato dalla Legge di conversione) che le associazioni e le fondazioni possano svolgere tali riunioni in videoconferenza fino al 31 luglio 2020, e ciò anche qualora tale modalità non sia espressamente contemplata negli statuti e nei regolamenti delle organizzazioni. Sul tema, si rinvia all'articolo "Non profit: le riunioni degli organi sociali ai tempi del coronavirus".

Nel termine "bilanci" sembra potersi ricomprendere non solo il bilancio di esercizio ma anche il bilancio sociale, qualora la sua adozione sia prevista come obbligatoria dallo statuto degli enti.

 

Confermato il termine per l'approvazione delle modifiche statutarie per Odv, Aps ed Onlus in assemblea ordinaria (art.35, commi 1 e 2)

Sono rimasti immutati i primi due commi del Decreto "Cura Italia", e quindi è stata confermata la data del 31 ottobre 2020 per effettuare le modifiche statutarie per Odv, Aps ed Onlus (costituitesi prima del 3 agosto 2017) con le maggioranze previste per l'assemblea ordinaria.

La proroga al 31 ottobre 2020 vale anche per le imprese sociali: qualora esse si siano costituite prima del 20 luglio 2017, potranno procedere alla modifica in assemblea ordinaria.

 

Rendicontazione del 5 per mille e di altri progetti (art.35, c.3 e 3-bis)

Alcune importanti modifiche hanno riguardato gli obblighi relativi al 5 per mille.

In particolare, le Odv, le Aps e le Onlus sono state autorizzate a svolgere le attività correlate ai fondi del 5 per mille 2017 entro la data del 31 ottobre 2020.

Per il solo 2020, inoltre, è stato modificato il termine (disposto dall'art.8, c.1 del Decreto legislativo 111/2017) per la redazione del rendiconto sull'utilizzo delle somme percepite (che è stato portato a 18 mesi dalla data di ricezione delle somme, invece di un anno), dando così più tempo ai beneficiari del contributo.

Si ricorda che, in assenza del DPCM attuativo del Decreto legislativo 111/2017, gli obblighi di rendicontazione del contributo sono ancora disciplinati dal DPCM 23 aprile 2010 (modificato e integrato dal DPCM 7 luglio 2016): in relazione a ciò, nel corso dell'esame al Senato del Decreto "Cura Italia", è stato accolto un ordine del giorno che impegna il Governo ad emanare il menzionato DPCM entro 2 settimane dall'entrata in vigore della Legge di conversione, oltre che ad erogare ai beneficiari le risorse del 5 per mille 2018 entro giugno 2020 e quelle del 2019 entro dicembre 2020.

Sono stati infine prorogati al 31 ottobre 2020 i termini per la rendicontazione di progetti assegnati ad Odv, Aps ed Onlus sulla base di leggi nazionali e regionali.

Aderendo ad un'interpretazione letterale del testo di legge, le misure descritte in questo paragrafo sembrano applicarsi solo ad Odv, Aps ed Onlus. Sembra però che, quantomeno le disposizioni agevolative in tema di 5 per mille, debbano essere estese anche agli enti non profit ed enti non commerciali (menzionati al comma 3-ter), qualora fossero beneficiari del 5 per mille, di modo da evitare delle irragionevoli e ingiustificate disparità di trattamento. Di ciò è possibile trovare riscontro anche nel dossier parlamentare relativo al Decreto "Cura Italia".

Per un riepilogo degli enti che possono essere beneficiari del contributo del 5 per mille, si veda l'articolo "5 per mille 2020, ecco come iscriversi".

 

Misure di sostegno per i volontari della protezione civile (art.35-bis)

La disposizione riguarda i volontari impegnati nelle attività di protezione civile nell'emergenza dettata dal Covid-19.

Il Decreto legislativo 1/2018 (Codice della protezione civile) dispone (art.39) strumenti per consentire l'effettiva partecipazione dei volontari alle attività di protezione civile, garantendo ai volontari (di enti iscritti nell'Elenco nazionale del volontariato di protezione civile) impiegati in attività di soccorso ed assistenza per eventi emergenziali di protezione civile:

a) il mantenimento del posto di lavoro pubblico o privato;

b) il mantenimento del trattamento economico e previdenziale da parte del datore di lavoro pubblico o privato;

c) la copertura assicurativa.

 

I volontari in questione devono comunque essere autorizzati tramite apposita comunicazione del Dipartimento della protezione civile.

Tali garanzie sono assicurate (art.39, c.1, del Codice della protezione civile) per un periodo non superiore a trenta giorni continuativi e fino a novanta giorni nell'anno; tale periodo può essere aumentato, in occasione di situazioni di emergenza di rilievo nazionale, fino a sessanta giorni continuativi e fino a centottanta giorni nell'anno, sempre su autorizzazione del Dipartimento della protezione civile, e per i casi di effettiva necessità singolarmente individuati (art.39, c.2, del Codice della protezione civile).

La deroga di cui all'art.35-bis del Decreto "Cura Italia" eleva, per l'emergenza Covid-19, il periodo continuativo di 60 giorni portandolo a 180, mentre rimane invariato il numero massimo di giorni nell'anno (sempre di 180). Appare comunque sempre necessaria l'autorizzazione da parte del Dipartimento della protezione civile.

 

Modifica alla Legge sulla cooperazione internazionale (art.35, c.3-quater)

La disposizione va a modificare l'art.26, c.3 della Legge 125/2014 sulla cooperazione internazionale, prorogando di un anno la cadenza (da "almeno biennale" ad "almeno triennale") della verifica periodica a cui sono sottoposte le organizzazioni che operano nell'ambito della cooperazione allo sviluppo.

Ad effettuare la verifica è il Comitato congiunto per la cooperazione e lo sviluppo, e al termine di essa i soggetti della cooperazione sono iscritti in apposito elenco, pubblicato e aggiornato periodicamente dall'Agenzia italiana per la Cooperazione allo sviluppo (AICS).

 

Donazioni a sostegno dell'emergenza: aggiunti gli enti religiosi (art.66)

Con una modifica all'art.66 del Decreto, sono stati aggiunti gli enti religiosi civilmente riconosciuti al novero dei soggetti ai quali è possibile effettuare erogazioni in denaro o in natura finalizzate a finanziare interventi in materia di contrasto all'emergenza da Covid-19, e che danno diritto alla detrazione o alla deduzione per i donatori. Come già specificato in un articolo dedicato alla prima versione del testo di legge, il Cura Italia stabilisce anche nuove indicazioni sulle donazioni.

 

Decreti Legge n. 18 del 17/03/2020 "Cura Italia" e n. 23 del 08/04/2020 "Liquidità" - Emergenza Coronavirus: sospensione di alcuni versamenti fiscali e contributivi

 

Il Decreto Legge "Liquidità" n. 23 del 08 aprile 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 94 del 08/04/2020 ha integrato quanto già previsto dal Decreto Legge "Cura Italia" n. 18 del 17 marzo 2020, pubblicato in Gazzetta Ufficiale - Serie generale - n. 70 del 17/03/2020 in tema di sospensione di alcuni versamenti fiscali e contributivi.

Si prevede, tra le varie misure adottate, la sospensione degli obblighi di alcuni tributi e contributi di cui sono interessati tutti gli ENC, tra cui anche le Onlus, Organizzazioni di volontariato e Associazioni di promozione sociale iscritte nei rispettivi Registri, che esercitano attività istituzionali di interesse generale (previste dall'articolo 5, comma 1 del decreto legislativo 3 luglio 2017, n.117).

Inoltre vi sono anche sospensioni per gli enti che svolgono attività di impresa (limitatamente a tale attività e subordinatamente al soddisfacimento di determinati requisiti in termini di riduzione del fatturato).

Inoltre, DL "Cura Italia" prevede agevolazioni in relazione alle erogazioni liberali in denaro o in natura effettuate da persone fisiche, enti non commerciali e soggetti titolari di reddito d'impresa finalizzate a finanziare gli interventi in materia di contenimento e gestione dell'emergenza epidemiologica da COVID-19.

Si può consultare la tabella riassuntiva di tutte le misure adottate sul sito del CSVAA alla sezione Documentazione o cliccando  qui

 

Coronavirus, gli ETS possono retribuire i volontari in deroga

 

Per far fronte all'emergenza Coronavirus, gli Enti del Terzo settore (ETS) possono retribuire i loro volontari per il lavoro svolto in deroga all'incompatibilità assoluta tra volontariato e attività lavorativa subordinata prevista dall'art. 17 comma 5 del D.Lgs. 117/17 - Codice del Terzo settore.

Questo è quanto previsto dall'art. 6 del Decreto emanato il 9 marzo dal Governo:

Disposizioni urgenti in materia di volontariato 

1. Per fronteggiare l'emergenza epidemiologica da COVID-19, per il periodo della durata emergenziale, come stabilito dalla delibera del Consiglio dei ministri del 31 gennaio 2020, non si applica il regime di incompatibilità di cui all'articolo 17, comma 5, del decreto legislativo 3 luglio 2017, n. 117.

Questo non vuol però dire che i volontari possano essere retribuiti in quanto tali, ma che gli ETS possono contrattualizzarli come lavoratori e pagarli per sopperire a eventuali carenze di personale in ragione delle loro competenze.

La disposizione si applica a Onlus, Organizzazioni di Volontariato e Associazioni di Promozione Sociale, che oggi sono già ETS, ma interpretandola in maniera estensiva si potrebbe applicare anche a tutti gli altri enti no profit.

 

Allegati

DPCM 9 marzo 2020 (DPCM 9 marzo 2020.pdf)

Aggiornamento in merito ai versamenti dei contributi anche a carico lavoratori

 

Per i soggetti che rientrano nella proroga la sospensione degli adempimenti e dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali comprende anche quelli relativi alla quota a carico dei lavoratori dipendenti. 

 

A chiarirlo una nota dell'Inps che spiega come in un primo momento, con la circolare Inps n. 37/2020, «valutata favorevolmente dal ministero del Lavoro e delle Politiche sociali in quanto in linea sia con il dettato normativo che con le istruzioni fornite dall'Inps in casi analoghi, è stato precisato che la quota a carico dei lavoratori, se trattenuta in busta paga dai datori di lavoro, deve essere versata entro le scadenze legali e non è soggetta alla sospensione prevista dal decreto-legge n. 9/2020». Tuttavia, «alla luce dell'aggravamento della situazione epidemiologica che ha portato all'emanazione di un ulteriore decreto di urgenza (decreto-legge n. 18/2020), il citato Dicastero ha riponderato il parere in precedenza espresso senza riserve tecniche e di merito sulla circolare n. 37/2020» precisa l'Inps.  

 

In particolare, «il decreto legge n.18/2020, favorendo la posizione dei creditori di imposta, ha indotto a ritenere che la sospensione degli adempimenti e dei versamenti dei contributi previdenziali e assistenziali comprenda anche quelli relativi alla quota a carico dei lavoratori dipendenti, fermo restando l'obbligo di riversamento all'Istituto entro la data di ripresa dei versamenti in un'unica soluzione, senza applicazione di sanzioni e interessi, o mediante rateizzazione, fino ad un massimo di cinque rate mensili di pari importo, senza applicazione di sanzioni e interessi» conclude l'Inps. 

 

Si può consultare la tabella riassuntiva di tutte le misure adottate sul sito del CSVAA alla sezione Documentazione o cliccando qui